STUPIDITÀ IN INSALATA

foglie di lattuga in ciotola quadrata

Avendo spremuto come un limone tutto il possibile stupidario estivo, la stampa nostrana ora si dedica all’insalata, con il solito pizzico di faziosità.

Tutto ha avuto inizio un paio di giorni fa quando una delle firme del Washington Post, Tamar Haspel,  persona competente che sa cosa dice, esperta di alimentazione e nuove tecnologie, con un articolo sul suo giornale parte lancia in resta contro l’insalata, rea -a suo dire- di costare molto e nutrire poco o male. Why salad is so overrated, è il titolo del pezzo, che suona, più o meno come: perchè l’insalata è così sovrastimata (tenetelo in mente,poi vi spiego perchè riporto il titolo).  Nel testo (chissà a cosa è dovuto, a una foglia di indivia riccia andata di traverso?) c’è  una grande insalata di spunti, un mischione di idee che mescolano temi nutrizionali con aspetti economici. Soprattutto che  giocano sull’equivoco tra insalata come piatto e insalata come foglie. E quando si parla di insalata come piatto, si intende quel genere di preparazioni tipicamente americane in cui nell’insalatiera finisce ogni ben di Dio, dal bacon ai crostini fritti, dal roquefort agli scampi saltati in padella, magari tutto insieme con un sostanzioso condimento cremoso,  come accade per le migliori Cobb salad.  Certo, se si vuole stare a dieta quella  è la strada sbagliata,  per dimagrire bisogna orientarsi sull’insalata intesa come foglie e pochi altri altri elementi di origine vegetale. Da’altronde in  quell’ottica anche una mela non andrebbe bene quando si tiene d’occhio l’ago della bilancia, se la si ricopre di panna montata dolce e di biscottini caramellati, ma nessuno -fortunatamente- è ancora partito all’attacco delle povere mele accusandole di favorire l’obesità.

La signora Haspel tuona anche sui costi stratosferici per trasportare le lattughe dai luoghi di produzione a quelli di consumo, in pratica un trasportare l’acqua (visto l’elevato contenuto idrico dell’ortaggio) a suon di miliardi di dollari. E qui ha abbastanza ragione se si pensa al Paese in cui vive, in cui milioni e milioni di cespi di lattuga iceberg viaggiano dalla California agli altri stati dell’Unione (anche se anche negli USA si stanno facendo strada i Farmers’s market, mercati contadini).

La stampa italiana scende in campo un paio di giorni dopo, quando quel bel mezzo online che è Il Post riprende l’articolo , ma non lo traduce integralmente, bensì fa un taglia e cuci del pezzo originale, comunque  attribuito alla Haspel, e lo titola “Contro l’insalata“. Che è un’altra cosa rispetto al titolo del Washington Post. Ma un titolo così, si sa, se ben veicolato sui canali social significa una pioggia di clic.

A seguito del pezzo italiano, ieri mi ha chiamato una simpatica e professionale giornalista del Corriere della Sera per  chiedermi cosa ne pensassi. Le ho chiarito subito la mia posizione: l’articolo del Washington Post non è riferibile alla realtà italiana in cui l’insalata è ancora vissuta soprattutto come foglie (povere di calorie, sì, ma ricche di altri nutrienti), in cui il condimento tipo è a base di olio extravergine d’oliva (che fa bene e non fa ingrassare, anzi, come confermano numerosi studi), e in cui la tendenza è quella a orientarsi verso acquisti a km zero o quasi, visto che ce lo possiamo permettere. Di certo la stragrande maggioranza delle lattughe che acquistiamo  non viaggi  come quelle dalla California al Michigan.

articolo del corriere della sera con foto di insalata

E oggi sul Corrierone  è uscito il pezzo di Isabella Fantigrossi. Ben scritto, preciso, con interventi di spessore, oltre al mio. Ma perchè, dico io, perchè mai per illustrarlo è stato necessario creare una grafica (che tiene quasi mezza pagina) titolata “Le calorie nel piatto” che presenta l’insalata come una bomba calorica in agguato contro  a chi vuol mangiare leggero? Chi mai si metterebbe nel piatto  100 grammi di lattuga gentilina, 100 gr. di radicchio, 100 gr di lattuga riccia, 100 gr. di pomodori ciliegini, 100 gr. di cetrioli, 1/2 avocado, 2 cucchiaini da caffè di olio evo , 2 cucchiaini di maionese, 2 cucchiaini d’aceto balsamico, 2 cucchiaini di soia, 1 mozzarella da 100 grammi, 1 uovo sodo, 5 acciughe e 5 noci? A parte la combinazione di ingredienti da voltastomaco, mancano solo le meringhe e i pedalini del nonno nella lista degli ingredienti, qui c’è roba (abbondante) per 4 persone. E, allora, le 1270 calorie sbandierate del piatto, diventano  poco più di 317 calorie a porzione. Il che sarebbe ragionevole, non trovate?  Niente, la voglia di fare del terrorismo alimentare è sempre dietro l’angolo quando si parla di stampa.

Resta il fatto che io quell’insalata così mal assortita, e peggio ancor condita, proprio non vorrei trovarmela davanti. Ma mandatemi pure qui chi ha pensato quella grafica faziosa che gliela preparo. E lo/la costringo a mangiarla tutta, fino all’ultimo pezzettino.

 

Buone insalate a tutti (ma di quelle buone davvero, però).

 

foglie di lattuga in ciotola quadrata

 

 

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