UMBERTO ECO E L’INSALATA DELLA SAGGEZZA POPOLARE

Umberto Eco

 

Umberto Eco a scrivere d’insalata. Chi l’avrebbe mai detto? E, invece, sì. Ecco cosa ho scovato in un suo libro.

 

Un malinteso principio di cooperazione aveva stabilito che a ben condire un’insalata ci vuole un avaro per l’aceto, un giusto per il sale e uno strambo per l’olio(si sapeva che olio, aceto, pepe e sale fan saporito pure uno stivale): in tal modo ogni volta che si voleva far cucina (poiché con le mani di un altro è facile toccare il fuoco) si doveva cercare la    collaborazione di un conoscente ritenuto adatto (e chiunque si candidava per tale funzione) e non era difficile trovare uno strambo e obbligarlo a condire perché chi è nato citrullo è per altri un trastullo, ma sorgevano seri problemi per l’avaro, sia perché nessuno intendeva definirsi tale, sia perché se qualcuno è avaro lo è anche del proprio tempo (l’avaro è come il porco, è buono dopo morto). Alla fine, si rinunciava di solito a condir l’insalata perché tanto la fame è il miglior condimento.

Umberto Eco, Costruire il nemico e altri scritti occasionali, Bompiani .

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