Due chili e quattrocento pesava il pomodoro fantastico…

Una sera, essendo il pranzo all’insalata e il Duca della Verdura scomparso per un attimo, lo si vide di lì a poco ricomparire recando come Salomé la testa di San Giovanni sopra un piatto d’argento e presentandolo al Re di sua mano, un pomodoro di tale grandezza di sì prodigiosa forma e colore che ad ognuno non fu possibile trattenere un  «Oh!»prolungato. Né volle il Re nascondere il suo vivissimo compiacimento che messoselo davanti dopo averlo ammirato a lungo, preso il coltello si pose ad affettarlo, e fattosi porgere da ciascuno il proprio piatto, a uno a uno come per rito, volle tutti di sua mano servire con quell’unico frutto. Piacque tanto il  gesto del Sovrano e altrettanto il pomodoro, che la voce si sparse rapidamente dappertutto: due chili e quattrocento pesava il pomodoro fantastico, ed era bastato, con abbondanza, per ventiquattro convitati. Da quel giorno questo pacifico, serenissimo Re rurale venne chiamato da tutti e senza malizia: Re Pomodoro. È il popolo che glie lo aveva messo, e a noi la storia con questo nome ce lo ha tramandato.
Da: Re Pomodoro, di  Aldo Palazzeschi, in Tutte le novelle, Mondadori, Milano 1982

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