La parola del giorno: Ermete

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Ermete (n.p).  Santo, per la precisione. Sant’Ermete è un santo che conta nella mia vita.  Eccome se conta,  anche se la Chiesa cattolica non lo mette  certo tra i santi in pole position. Anzi, a  quanto leggo (cliccate qui) “la sua commemorazione fu rimossa dal Calendario dei santi nel 1969 per la scarsità di informazioni sul suo conto”. Povero Ermete manchevole di notizie certe,  per fortuna c’è Forte dei Marmi a ricordarsi di te. Il 28 agosto , infatti, qui si festeggia questo santo – il patrono della località –  con una focata davanti al Fortino,con  una  grande fiera in cui si comprano le cose che si possono comprare tranquillamente tutto l’anno negli altri mercati ma che qui hanno un sapore diverso  e in cui   ci si rimpinza di cibo ipertrash come panini con la porchetta, frittelle, bomboloni e brigidini, ma  anche con  un grande spettacolo di fuochi d’artificio lanciati dal pontile. Fuochi che si guardano stando a naso in su  in spiaggia, ritrovando quelle note di romanticismo che altrimenti si perdono nella vita di tutti i giorni (da ragazzi lo spettacolo dei fuochi è una meravigliosa occasione per stare mano nella mano con il proprio amore, sentendosi il centro dell’universo. Formidabili quegli anni…). Di fatto sant’Ermete a Forte e in tutta la Versilia segna la fine dell’estate. E forse è per questo che ha conquistato  tanta considerazione.  Per tutto l’anno è una sorta di pietra miliare cronologica: a Forte  tutto avviene prima di sant’Ermete o dopo Sant’Ermete. Un po’ come dire d.C. o a C. Si dice “Farò questo dopo sant’Ermete; restate qui dopo sant’Ermete?; andremo in vacanza dopo sant’Ermete”. Ora capite perché questo santo greco martirizzato a Roma nel 120  è uno dei santi della mia vita.?

Quest’anno,però,  per la prima volta da oltre  20 anni non sono andata né alla fiera a divorar frittelle né in spiaggia a illanguidirmi davanti ai fuochi. Un po’ perché sono ancora immersa fin sopra i capelli nel lavoro sulla guida della Norvegia, un po’ perché non ne avevo voglia. Anzi, soprattutto per questo secondo motivo.  Mi sarei sentita a disagio lì in spiaggia dove il più delle volte  ho condiviso lo spettacolo con la mamma. Probabilmente lei ora mi direbbe : «Non fare la scema, la vita continua, va’ a vedere i fuochi, lo sai che sono bellissimi». Sarei ancora in tempo. Ma  non lo farò. Non ce la faccio. Quest’anno va così. La tempesta che ho dentro deve ancora sedimentare. Sant’Ermete mi ritroverà in spiaggia il prossimo anno.

 

Oggi il lavoro non mi ha dato tregua. Prima colazione abbondante per tutta la famiglia verso le 10.30 , poi pranzo/merenda/cena alle18. Quando sono sotto pressione per la consegna di un testo va  sempre così.

Ho trovato giusto il tempo per preparare l’insalata di oggi.

 

Insalata di mazzancolle e arancia

Per due persone

mazzancolle  (anche surgelate o precotte) 200 g

una grossa arancia

1/2 avocado

lattuga gentile 80 g

olio extravergine di oliva

1/2 limone

pepe al limone

sale

Tuffate le mazzancolle in acqua bollente  salata e insaporita con sedano e carota per pochi minuti, poi scolatele, pulitele  con le forbici eliminando il filetto nero dell’intestino e sgusciatele. lasciatele raffreddare. Mondate l’insalata, lavatela, asciugatela e disponetela su un piatto di portata. Pelate l’arancia al vivo e tagliatela a fette che adagerete sopra l’insalata.  Aggiungete le mazzancolle. Pelate l’avocado,  tagliatelo a dadini  che unirete all’insalata. Preparate un’emulsione con tre cucchiai di olio, uno e mezzo di succo di limone, sale e pepe al limone. Versate la salsina ottenuta sull’insalata di mazzancolle e servite.

Insalata di mazzancolle e arancia

 

 

 

 

 

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