La parola del giorno: GranPremio

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GranPremio. No, non  voglio parlare di Montecarlo, di  Monza o  di Suzuka, quella è roba troppo grande per me.  Il Gran Premio che mi ha interessato è quello di Camaiore, che si corre su due ruote e altrettanti pedali. Insomma, è una corsa ciclistica , a quanto pare piuttosto importante perchè “da questa gara escono i campioni che poi vanno ai mondiali” (relata refero). Il ciclismo non rientra nella sfera dei miei interessi, anche  se la  mia visione romantica  della vita mi suggerisce un’immensa ammirazione per gli atleti che affrontano prove estenuanti come le tappe di montagna dei vari Giri e Tour, ma anche per  i più modesti appassionati che vedo arrancare su per i tornanti che portano a Pieve a Elici. Allora sì, li guardo, questi  intrepidi esseri fasciati in ridicole tutine elasticizzate dai colori sgargianti, li guardo con una punta d’invidia  e grande incanto.Sembro una futurista davanti a una macchina.  La loro tenacia , il loro senso dell’impegno, la voglia di riuscire, hanno  su di me un effetto esaltante…
Vabbè, torniamo al Gran Premio camaiorese.    Già da qualche giorno era stato segnalato che sarebbe stata chiusa per qualche ora la strada dietro casa che da Stiava conduce a Camaiore attraverso il Monte Pitoro. Occhei, quella è da evitare -mi son detta- dovendo andare a Forte. Ho deciso di scendere a prendere la Sarzanese. Tutto bene fino a che ho  passato Montramito, poi, quasi al bivio con la strada che porta a Viareggio ho avuto l’impressione di trovarmi sul set di Luci nella notte: un gruppo di macchine dai fari accesi veniva verso di me occupando tutta la carreggiata. Un tipo vestito d’arancione si mette a sbandierare  come un forsennato, facendomi cenno di fermarmi subito al lato della strada.  Appena in tempo: in un attimo l’orda dei pedalanti mi è passata  accanto, facendo sobbalzare la mia macchinina. Per un pelo non mi sono trovata sotto le ruote dei pedalanti e della loro corte… Qualcosa non deve aver funzionato nella macchina organizzativa. Un frisson avrebbe detto la zia Fanny. Volentieri  NON ripeterò l’esperienza.

Veniamo all’insalata odierna, nata quasi interamente nel mio orto (per la cronaca, oggi quasi 2 chili di fagiolini!).

Insalata di fagiolini, pomodorini e ceci

Per due persone

fagiolini 400 g
mezza scatola di ceci lessati
10 pomodorini ciliegia (o datterini)
mezza cipolla rossa tagliata ad anelli
2 cucchiai di pinoli
un rametto di santoreggia
olio extravergine di oliva
aceto bianco
sale e pepe

Tostate per un paio di minuti i pinoli in un padellino caldo, senza grassi. Spuntate i fagiolini, lavateli e lessateli in acqua bollente salata fino a che sono teneri . Scolateli e passateli sotto un getto d’acqua fredda . Sgocciolateli bene e metteteli in un’insalatiera. Aggiungete i ceci sciacquati e sgocciolati, i pinoli tostati, e i pomodorini lavati, asciugati e tagliati a metà o in quarti. Unite anche la cipolla e le foglioline di santoreggia , poi condite con un’emulsione  preparata con due cucchiai di olio, uno di aceto, sale e pepe macinato al momento. Mescolate bene e attendete una decina di minuti prima di portare in tavola.

Insalata di fagiolini, pomodorini e ceci

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