La parola del giorno: sdraio

 

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Lavoro, anche se  il calendario dice che è domenica. Terminato l’impegno  per la  guida del Touring dell’Islanda (yuppieeeeeeeee! Non ne potevo  più di località dai nomi impronunciabili e inscrivibili,  piscine geotermiche,  e bed & breakfast con camere con bagno in comune ad altre 8 camere) ho potuto dedicarmi alla lettura di un bel libro che mi ha mandato la Salani. Il titolo è tagliato su misura  per  questo periodo: Sedia a sdraio. Non è un romanzo ma è un libro che si fa leggere come un romanzo, vale a dire che se lo prendete in mano non riuscite a metterlo giù fino a che l’avete finito. L’autore è Stefano Bartezzaghi , scrittore ed enigmista, figliolo di quel  Piero che ha fatto  disperare mezza Italia per le difficoltà dei suoi cruciverba  a pagina 41 della   Settimana Enigmistica. Sedia a sdraio è un invito a  giocare nelle ore d’ozio dell’estate. Giocare, ma non a bocce, beach volley, biglie o racchettoni, questo volumetto insegna giocare con la mente. Tennis da sdraio, yo-yo verbale, logogrifi, gratta e vinci…Tutte attività ludiche  da affrontare a occhi chiusi, stravaccati, appunto, su una sedia a sdraio in spiaggia o mentre si è in treno sulla via delle vacanze (o di quella del lavoro, dipende dai casi). Me li sono letta tutti i giochi proposti dal Bartezzaghi Jr, questi giochi impensati per svagare la mente (come recita il sottotitolo). Quello che mi è piaciuto di più è il terzo, ping e pong, giocato non con palline e racchette m asecondo l’ipotesi dello storico dell’arte Ernst Gombrich. “In un suo libro molto serio ha detto (e aveva i motivi per dirlo): immaginiamo una lingua in cui ci sono solo due parole: ping e pong. Dobbiamo rinominare tutti gli oggetti secondo questo codice, e le forme stesse delle due lettere che differenzianoi le parole , la O e la I, sembrano alludere non solo al codice binario numerico (lo 0 e l’1) ma anche alle forme degli oggetti “ping” e degli oggetti “pong”. Secondo la classificazione di Gombrich, infatti, Stanlio è ping e Ollio è pong, il gelato è ping e la minestra è pong. Botticelli è ping e Michelangelo è pong…”. 

Ho provato a giocare anch’io, seduta alla scrivania (no, niente sedia a sdraio…non ho tempo). Ecco la mia partita: l’insalata in generale  è ping, il pomodoro è pong, ma la lattuga è pong e pure le melanzane sono pong. Ritrovo dei ping nell’aceto, nei cetrioli e nel pepe. Non riesco, però, a decidere, se le zucchine sono ping o pong: affettate a julienne sono certamente ping, ma nel mio cesto della verdura mi sembrano tanto pong…

 

Basta giocare. È il momento dell’insalata. Oggi ricetta semplicissima ma con un gran sapore, almeno per me. Questa è,infatti,  l’insalata che preparava mia nonna in estate a Menaggio.L’insalata mangiata su quell’indimenticabile terrazza davanti al lago.  Insieme all’insalata di cicorino l’insalata di “cornetti” (come li chiamava lei)  rappresenta  le mie madeleine proustiane. Solo di recente ho capito che il sapore che allora mi entusiasmava  era dovuto alla presenza dell’aglio (anche se qualcuno in famiglia  lo nega).

 

Insalata di fagiolini della nonna

 

Per due persone

 

fagiolini fini freschi 200 g

uno spicchio d’aglio
una manciata di foglie di basilico

olio extravergine di oliva

sale e pepe

 

Spuntate i fagiolini, lavateli e cuoceteli al vapore fino a che saranno teneri, poi trasferiteli  in un’insalatiera e lasciateli raffreddare.Lavate il basilico, asciugatelo e tritatetelo grossolanamente, poi unitelo ai fagiolini.  In una ciotolina mettete  3 cucchiai di olio evo, 1 di aceto bassamico, 1 spicchio d’aglio sbucciato e schiacciato, sale e pepe macinato al momento, e mescolate  bene con una forchetta, poi lasciate riposare per almeno un quarto d’ora. Condite i fagiolini con la vinaigrette ottenuta, rigirando con cura ed eliminando lo spicchio d’aglio. Se necessario aggiustate  di  sale. Aspettate una decina di minuti prima di servire.

fagiolini della nonna

 

 

1 Commento

  1. Sedime non è frutto di una circonvoluzione linguistica, ma un termine tecnico usato in edilizia per definire la zona di pertinenza di un edificio. Di certo si poteva usare un termine più comune, ma il politichese tira in tutti i settori. Dopotutto anche tu parli di olio evo e chi non ha lavato i panni in Brenta magari non sa cos’è. E poi non rispondi ai commenti, quindi cuccati il sedime così impari 😀

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