La parola del giorno: Inter

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Inter. Abbreviazione  di  Internazionale, a sua volta abbreviazione di Football Club Internazionale Milano, squadra che ha vinto  18 volte lo  scudetto, 6 la  Coppa Italia e 3 la Champions League (che una volta si chiamava Coppa dei Campioni, ma poi, evidentemente, faceva troppo gelato Motta e allora le hanno cambiato nome).

A questo punto penserete che io sia una fanatica di calcio, e della squadra nerazzurra in particolare. Neanche un po’. Non potrebbe fregarmene di meno (ooohps, nonna, so che una signora perbene non dovrebbe usare queste parole, ma quando ci vuole, ci vuole…).Il problema è che ho un generato – come direbbe la mia amica Anna – un figlio interista. In una casa in cui nessuno si è mai occupato di calcio –al massimo si dimostrava un ragionevole compiacimento se l’Italia faceva una discreta figura ai Mondiali- è nato ed è cresciuto un fan dell’Inter. Peggio, un fanatico dell’Inter, (che è una declinazione peggiorativa del termine fan). Il primo segnale in tale direzione  lo diede a tre anni, quando sparì dallo stabilimento balneare di Forte dei Marmi dove trascorrevamo le giornate estive. Fu ritrovato tre Bagni più in là, e prima di prendere una sonora sgridata (e forse qualche sano scapaccione) tentò di scusarsi dicendo che era andato a trovare una sua amica (a tre anni!). Sta di fatto che fu trovato  al limite del Bagno Piero, dove si crogiola al sole Massimo Moratti. Oggi sono certa che già allora tentò il contatto con il presidente del team  del suo cuore,  per esternargli una passione in divenire.

Da allora è stato un crescendo di interesse e amore per la squadra. Non gliel’ ho mai chiesto e non intendo chiederglielo, ma credo che il primo pensiero del mattino di mio figlio sia sempre per il Milito di turno  o per il portiere della squadra (che da grande compagine che è, è riuscita  addirittura  ad avere un giocatore  che porta il nome di una delle più famose figure della storia romana, mica roba di tutti i giorni). Va da sé che una passione/mania  di questo calibro ha finito per coinvolgere  tutta la famiglia , che si trova a dover condividere gli umori  e i sentimenti del giovane  tifoso  prima e dopo ogni partita. Volente o nolente anch’io  ho dovuto cominciare a masticare “di football” (da qui quel poco di conoscenze che ho sciorinato sopra). Da brava mamma  italiana che farebbe qualsiasi cosa per il suo bambino , sono arrivata al punto di desiderare fortissimamente che l’Inter vinca sempre, pur di vederlo felice. Non dico che spero di assicurarmi il jackpot pur di rilevare la squadra dalle mani di Moratti, ma ci siamo molto, molto  vicini.

Allianz Arena in rosso (quando gioca il Bayern Monaco)

Veniamo alla giornata. Come sapete l’Inter le ha suonate  al Bayern Monaco  ed è passato (per un soffio) al turno successivo della Champions League.  Il grande fan era, ovviamente, sugli spalti dell’Allianz Arena,  anche perché la partita si giocava  a pochi chilometri da casa nostra. L’interista che vive a Monaco era alla sua seconda grande giornata in città (la prima è stata  per l’ultima  finale di Champions League quando è andato  a vedere la partita  nella  Leopoldstrasse ,dove si erano dati appuntamento  i fan del Bayern Monaco, indossando una maglia nerazzurra. Allora dovetti obbligare  mia figlia, tiepida fede rossonera, ad accompagnarlo, per sapere, eventualmente, in che ospedale sarebbe stato ricoverato….    Ieri allo stadio era  con un gruppo di amici malati  di Inter come lui, arrivati da Milano. Io e mio marito abbiamo dovuto cedere anche la nostra camera  al manipolo di tifosi che ha invaso la  casa, occupando tutti i   posti letto disponibili. Ebbene, anche a distanza l’Inter ha condizionato la mia serata. Io, quella a cui del calcio non importa un fico secco, mi sono trovata a seguire la partita  online, col fiato sospeso  e  a tirare un sospiro di sollievo quando è finita. 3-2 per “i nostri”. Il problema è stato il dover  comunicare il risultato a mio marito che ha trascorso la serata leggendo davanti al camino. Lui, tedesco,  è un fan del Bayern Monaco…

 

Veniamo alla nostra  insalata. Che non ha nulla di interista perché un’insalata in nerazzurro non esiste (o sarebbe una schifezza) la variazione sul tema insalata di riso che vi propongo è un piatto completo che si presta anche ad essere portato fuori casa , in un contenitore ermetico, per un pasto veloce. Magari in ufficio o, perché no?, allo stadio (frase degna del peggiore dei femminili, hai mai visto qualcuno,in Italia, andare allo stadio con la schiscetta? ).

 

Insalata di riso con cuori di palma, prosciutto  e mais

 

Per due persone

 

riso parboiled 180 g

4 cuori di palma (palmitos) al naturale

prosciutto cotto in una sola fetta 80 g

mais lessato in scatola 80 g

fontina 80 g

4 foglie di basilico

olio extravergine di oliva

un cucchiaio e mezzo di succo di limone

sale e pepe

 

Lessate il riso in acqua bollente salata, scolatelo,passatelo sotto l’acqua fredda e lasciatelo raffreddare, poi mettetelo in un’insalatiera e conditelo con un’emulsione di olio evo, succo di limone, sale e pepe. Tagliate i  cuori di palma a rondelle, il prosciutto e la fontina a dadini e scolate il mais dall’acqua di conservazione,  unite tutti questi ingredienti al riso, insieme alle foglie di basilico spezzettate. Mescolate bene e lasciate riposare in frigorifero  per 20 minuti prima di servire.

 

 

Insalata di riso con cuori di palma, prosciutto  e mais

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