La parola del giorno: pinzillacchera

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Pinzillacchera (s.f). Cosa di nessun conto, minuzia, quisquilia (grazie ancora una volta al dizionario italiano messo online del Corriere della Sera per la definizione).

Pinzillacchera è una parola scarsamente presente nel linguaggio comune, di solito   fa capolino quando viene citata la celebre  battuta di Totò: “Quisquilie, bazzecole, pinzillacchere, sciocchezzuole! “. Tra  i rari utilizzatori della parola pinzillacchera ci sono i blogger (e quindi mi ci metto anch’io): scorrendo i risultati di Google alla ricerca del termine ,si trovano diversi diari online così battezzati che si occupano delle cose più svariate, dalla cucina alle leggende metropolitane, e un’infinità che la utilizzano, rigorosamente al plurale e abbinata a quisquilie, per delle sottopagine.

Sulla carta stampata  l’ha adoperata  bene  Paolo Paci, autore  di interessanti racconti di viaggio, nel  godibilissimo libro Evitare le buche più dure: vent’anni di viaggi al contrario, riferendosi a un itinerario organizzato per lui dall’ufficio stampa  di un ente turistico straniero: “Un settimana cazzeggiando tra valli e montagne coccolato dall’ ufficio del turismo svizzero in alberghi che non potrei permettermi, con il solo compito di guardare panorami dal finestrino, registrare arrivi e partenze, annotare curiosità, sciocchezze, pinzillacchere…”. Conoscendo i viaggi organizzati per la stampa dagli enti turistici stranieri (che possono anche portarti a irresponsabili discese in slittino al buio su pendii sconosciuti , in assoluta mancanza di attrezzatura adatta, posto che ci sia qualche attrezzatura adatta a una simile follia) e conoscendo la Svizzera in cui si è mosso Paci, le pinzillacchere ci stanno tutte.

Un cedro grande come un pallone da rugby

Le mie odierne sono modeste pinzillacchere. La prima è la scoperta di un cedro degno del giardino di  Obelix nella vetrina di un ortolano del paese. Non so se sono stata più stupita io di vederlo o lui di sentirmi chiedere il permesso di fotografarlo. Forse per voi è cosa normale, ma a me non è mai capitato di vedere un cedro grande come un pallone da rugby.

La seconda pinzillacchera è un link  a un filmato postato su Youtube , che mi sono trovata oggi sulla bacheca di Facebook: il  1° Campionato Mondiale Potatura Alberi d’Olivo,tenutosi nei giorni scorsi in Terra Santa. Vuoi dire che c’è anche un campionato italiano? E una sorta di Champions League tra potatori mediterranei?

Anche questa quisquilia mi ha stupito. E me la sono portata fin qua.

 

Veniamo a qualcosa di più serio. La mia prima insalata di riso per questo blog. E la prima della bella stagione (che non c’è perché qui diluvia e fa un freddo becco).

 

Insalata di riso con radicchio , pomodorini e olive

 

Per due persone

 

riso parboiled  160 g

un cespo piccolo di radicchio rosso precoce  di Treviso (va bene anche il radicchio tardivo, io ne ho usato metà e metà)

8 olive nere denocciolate

5 rapanelli

1 cuore di sedano

6 pomodorini ciliegia o datterini

un cucchiaio di prezzemolo fresco tritato

mezzo limone

olio extravergine di oliva

sale e pepe

 

Lavate i pomodorini, tagliateli in due e eliminate i semi. Tagliate a rondelle le olive, i rapanelli  e il sedano (ben lavati). Mondate e lavate il radicchio, asciugatelo e tagliatelo a listarelle.  Lessate il riso in acqua salata, scolatelo e lasciatelo raffreddare, poi mettetelo in un’insalatiera e conditelo  con tre cucchiai d’olio evo,  due di succo di limone , sale e pepe , che avrete miscelato in precedenza. Aggiungete gli altri ingredienti precedentemente preparati, il prezzemolo, e mescolate accuratamente. Lasciate riposare per una decina di minuti  prima di servire.

Insalata di riso con radicchio e olive

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