La parola del giorno: centottantasette (187)

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Centottantasette (s.s.s, che sta per sostantivo senza sostanza).
In casa la connessione a internet da qualche settimana va alla velocità di una lumaca gambizzata. Roba che manderebbe fuori di testa chiunque, figuratevi una che praticamente deve vivere sempre connessa perchè sta aggiornando  una guida turistica e ha, quindi, bisogno di fare continue verifiche. Non resta che una soluzione: attaccarsi al telefono e parlare con il centottantasette (187) di Telecom Italia che dovrebbe (condizionale) risolvere il problema. Nell’arco degli ultimi sette giorni ho parlato con operatori e operatrici  del 187 rispondenti da ogni dove, almeno stando all’accento della loro parlata. “Buongiorno,  sono Silvia in cosa posso aiutarla?”, “Buongiorno ,so’ Luigi in cosa posso aiutarla?”, “Buongiorno, sono Luisa in ‘osa posso aiutarla?“. Ma nonostante l’educata introduzione, nè la Silvia, nè il Luigi, nè la Luisa sono riusciti ad aiutarmi. Perchè ricevere un aiuto dal 187 di Telecom Italia è un’utopia.  Un sogno paragonabile al centrare i sei numeri del Superenalotto.
Un paio d’anni fa ho dovuto combattere per oltre tre  mesi per ottenere che venisse attivata veramente una  linea telefonica che funzionava solo sulla carta (quella delle bollette).A risolvere il problema fu una deliziosa Maria Teresa che meriterebbe di essere iscritta nel registro dei santi già da  adesso.  Allora tra le varie facezie udite  dai  solerti risponditori dell’azienda telefonica ci fu un  “il problema signora, è  che lei parla sempre con degli addetti di call center. Loro non sanno come stanno veramente le cose, per questo non le risolvono il problema”. “E come faccio a  sapere se chi mi risponde lavora in call center o è un dipendente della Telecom?” replicai . “Eh, ci vuole orecchio, signora,  se si fa attenzione si capisce subito se uno è lì per caso o se è un vero dipendente“. Evidentemente non ho abbastanza orecchio.
Stamattina, comunque, in preda al panico perchè non riuscivo ad accedere neppure a dei siti basic ho ridigitato il fatidico numero. Uno otto sette.
Buongiorno sono Giuseppe, in cosa posso aiutarla?”. Descrivo ancora una volta la situazione  e Giuseppe mi conferma che, in effetti, può vedere a video tutta la cronologia dei miei reclami. Curiosamente vede a video anche un reclamo fatto l’anno scorso in aprile, quando ancora non avevo questo numero.Vabbè, nessuno è perfetto.
Il Giuseppe è simpatico e cerca veramente di capirci qualcosa, fino a che arriva alla sentenza:”signora, lei ha ragione, il problerma è che la zona in cui lei si trova ha un problema di saturazione, per cui tutti hanno il suo stesso problema, banche alberghi, aziende…Tutti con lo stesso problema.  La Telecom farà  qualcosa, ma ci vorrà tempo perchè devono cambiare l’apparato. Quello cui fa riferimento il suo numero è un apparato vecchio. Per cambiarlo ci vogliono milioni di euro…”.
Scusi, Guseppe -ribatto- ma quanto tempo ci vorrà?”.
E chi lo sa?, mesi, di sicuro. Ma lei può chiedere  un rimborso per questo periodo. Chiami lunedì il servizio amministrativo. Guardi, le dico un’altra cosa:  anch’io sono nelle sue stesse condizioni, sa? Anch’io a casa non riesco a navigare. Anche noi siamo su un vecchio apparato. Ma c’è una cosa buona, sa?, quando li cambieranno  questi apparati quelli come me e lei potranno far conto su apparati velocissimi. Magari dovremo aspettare due o tre anni, ma poi…vedrà che velocità!“.
Due o tre anni? -ribatto- ma io  devo lavorare adesso, come faccio?”.
Guardi, signora, le dò un consiglio spassionato. Si prenda una bella chiavetta, magari di un altro operatore, così è sicura di poter navigare“.
Ho ringraziato e salutato  il Giuseppe (chissà, magari potrei dividere con lui l’acquisto della chiavetta) e sono tornata alla mia navigazione internet a lentezza bradipesca. Spero che “gli altri” sconosciuti della zona che stanno scontando l’inefficienza della Telecom si organizzino in una sorta di rivoluzione dei gelsomini telefonica. Sono disposta a scendere in piazza con loro brandendo il modem a mo’ di arma.

Anche l‘insalata di oggi , come quelle dei giorni scorsi, può sostituire un secondo, dopo un primo piatto di pasta o riso. Non è pesante ed è molto saporita.

Insalata di scarola , uova e speck

Per due persone

mezzo cespo di scarola

un uovo sodo

speck in una sola fetta 100 g

4 rapanelli

1 cipollotto

olio extravergine di oliva

aceto di vino bianco

sale e pepe nero

Mondate la scarola, lavatela, asciugatela e spezzettatela in un’insalatiera. Lavate i rapanelli, asciugateli e  affettateli. Mondate e affettate il cipollotto. Tagliate lo speck a filetti  e fateli saltare in padella con un filo d’olio, poi sgocciolateli e lasciateli raffreddare su un foglio di carta da cucina.
Aggiungete alla scarola i rapanelli, il cipollotto e lo speck e condite con un’emulsione di due cucchiai di olio evo, un cucchiao di aceto, una presa di sale e un’abbondante macinata di pepe. Mescolate,  e sbriciolate l’albume e il tuorlo dell’uovo sopra l’insalata. Servite subito.
(Volendo potete aggiungere qualche crostino di pane casereccio saltato in padella con un filo d’olio o passato sotto il grill del forno).

Insalata di scarola , uova e speck

Per due persone

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