In un giorno palindromo, di tè della pipa e di tante altre cose

Il tè Lapsang Souchong dal gusto affumicato

-337

La  bilancia  d’antan della Farmacia Sonvico

Giorno palindromo pienissimo di cose, oggi, con serata interessante. Stamattina, dopo aver avuto la bella notizia che un editore intende pubblicare una mia storia che mi sta particolarmente a cuore,  con Larysa siamo andate per uffici vari  per sistemare la sua situazione residenziale e  contrattuale, e per un paio di colloqui orientativi. Mi ha fatto piacere che anche altri abbiano riconosciuto le sue capacità che vanno ben oltre quelle di una badante. Non ho perso la trebisonda: questa ragazza cinquantenne merita un buon posto di lavoro. Incrociando le dita potrebbe venire fuori qualcosa di valido per lei. Sulla via di casa mi sono fermata nell’erboristeria della  vecchia Farmacia Sonvico , che vende tè di ogni genere, alla ricerca del tè della pipa. Dovete sapere nelle pagine del libro Lo stupore del pellicano (Salani)  che ho finito qualche giorno fa (e che domani sarà nella mia rubrica su Il Tirreno) c’è un’intrigante descrizione del gusto affumicato  del tè  Lapsang Souchong, il tè preferito del signor Lipponen, un  pellicano filosofo  che decide di vivere da essere umano. Questo singolare personaggio chiama il Lapsang Souchong  appunto “tè della pipa”, e mi era  rimasta in testa  la voglia di una tazza di questo tè rosso cinese dal gusto deciso, per cui passando alla vetrina del negozio sono entrata a comprarne un sacchetto. Il piacere dell’acquisto è stato duplice quando  l’addetta l’ha pesato usando una vecchissima bilancia a piatti con un peso in ottone.Un piacevole  rito d’altri tempi.

Forse parte una nuova rubrica
Siberia

Nel pomeriggio, corsa nella periferia milanese  da un editore per definire il progetto di una nuova rubrica, lungo  scambio di informazioni con un amico che lavora in una radio e sosta veloce all’Ikea di Carugate per una tazza di caffè con Alberto. Sono uscita (quasi) indenne dal percorso tra il ristorante e le casse. Solo un copripoltrona, un pacchetto di tovaglioli di carta, 4 lampadine, un vasetto di aringhe alla senape (da mangiare col tè della pipa e pane tostato) e un pacchetto di brioscine alla cannella. Dopo aver tentato disperatamente di perdere la via del ritorno (ma il cugino esperto di budini e il suo navigatore hanno evitato il peggio), rientro a casa e insalata di rito, preparata da Larysa, che ormai si sta superando.Sul tardi è arrivato il  momento dei racconti :la  sua infanzia in Siberia, i ricordi della deportazione di suo padre “a nord del Polo Nord”, gli ideali che hanno animato i partigiani ucraini…Sentirla  parlare di tundra,  ribes , licheni,  tempeste di neve , “candele di luce” nella notte artica,  è come ritornare tra certe pagine della letteratura russa .Forse è giunto il momento di prenderla in mano sul serio.

Insalata Carolina bis
(ricetta della grande Elena Spagnol , rielaborata)

Per 2 persone


mortadella 80 g in una fetta sola
fontina 50 g
3 cucchiai d’olio extravergine di oliva
1 cucchiaio di aceto bianco stravecchio
1 cipollotto
1  cespo di lattuga
sale e pepe

Tagliate a dadini la mortadella e il formaggio. Metteteli in una ciotola  con l’olio evo,  l’aceto  e la cipolla tagliata a rondelline. Mescolate e lasciate riposare per un’oretta. Nel frattempo mondate la lattuga, lavatela e asciugatela. Al momento di servire, versatela  nell’insalatiera e aggiungete al centro la salsina con la mortadella e il formaggio. Aggiustate di sale e pepe e mescolate in tavola.

L’insalata Carolina


Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*