Le caviglie? Forse devo farmi visitare dal dottor Marx.

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Altra giornata piena di cose, di pensieri, di fantasie, di speranze.  E la finisco qui sennò andiamo proprio  sul palloso. A Milano in treno , dovendo comprare come al solito  i biglietti alla trattoria oltre i binari. Ma vi pare possibile che in un Paese che si picca per essere tra i più industrializzati al mondo si debbano prendere i biglietti ferroviari  alla trattoria al di là del passaggio a livello, perchè la biglietteria è stata soppressa da anni e la macchinetta è rotta (anche lei da anni)? Ogni volta è come giocare alla roulette russa, se arrivi all’ultimo momento  devi schizzare a comprare  il biglietto correndo tra i binari nella speranza che non passi  il Cisalpino in corsa proprio in quel momento.

A Milano  appuntamento con Cecilia e Marco al Corriere della Sera. Per essere precisi con il direttore del Corriere della Sera per raccontargli dei passi avanti del   progetto Siticibo e  del  libretto che ho scritto  per supportare questo progetto. Sì, proprio il libretto Le giornaliste di moda non mangiano il tiramisù,  l’ultima mia creatura in fatto di  libri per ragazzi  (ma altre sono in arrivo…).
Un’emozione che non vi dico entrare in quegli ambienti in cui  è passata la Storia con la esse  maiuscola. Chissà se a chi lavora lì dentro fa qualche effetto. Alle pareti sulle scale  che si percorrono per raggiungere l’ufficio del direttore sono appese un sacco di foto. Mi sarebbe piaciuto guardarle con calma   una per una, ma tutti quelli che erano con me  andavano col passo da bersagliere e mi sono persa tutto. Uffa.

La sede  del Corriere in Via Solferino
Una copertina del Corrierino

L’ufficio del direttore è piccolo. Modesto. Mi aspettavo uno stanzone tipo la sala ovale alla  Casa Bianca e invece no, è un ufficetto qualsiasi.Come quello del ragioniere di una qualsiasi ditta Brambilla. Tanti libri (ma sono riuscita a riconoscere solo la copertina di uno di Bruno Vespa) e un bell’ ordine. Invidiabile da parte di una disordinata come me.  Appeso a una parete un  quadro con una vecchia copertina del Corriere dei Piccoli, ma non è il primo numero.E poi uno con una cosa che non ho capito bene  se è un cane o un toro.
L’incontro è stato piacevole, il direttore ci ha ascoltati con attenzione. O almeno sembra sia stato così. Mentre eravamo lì mi è successa una cosa strana, che mi ha fatto chiedere se in questo periodo non sono un po’ fuori di melone o -come dice mio cugino Alberto, grande costruttore di modellini di barche a vela  e studioso  di budini-  se non ho “qualche problemino di neuroni che orbitano su traiettorie randomizzate”. Mentre avrei dovuto concentrami su quella scrivania su cui hanno poggiato i gomiti Albertini, Spadolini e Montanelli , mi sono ritrovata  a fissare  con attenzione le caviglie del direttore. Proprio così, le caviglie del signor De Bortoli. Niente al di fuori dal normale, anzi.  Due belle  caviglie fini, vestite da calze in filo di scozia grigio scuro. Ma la stranezza è proprio questa: di quella stanza ricordo solo le caviglie del direttore. Meno male che nessuno ha potuto leggere i miei pensieri…

Marx o il neurologo che ha visitato la mamma?

Dopo l’incontro , corsa in ospedale dove è venuto per un consulto un professorone neurologo che sembra spiccicato Karl Marx. Criniera di capelli al vento, barbone folto…Un tipo che ti immagini di trovare in un porto mentre sta facendo il giro del mondo in barca a vela, non di certo  a dissertare di operazioni sul cervello. La mamma lo ha definito…genuino! E glielo ha detto in faccia mentre lui cercava di capire se è lucida o no. Credo che abbia capito che è lucida, ma un po’ suonata come sua figlia maggiore. Cioè io.

Tornata  a casa,  con Larysa (che ci lascerà , e questo mi rattrista molto) abbiamo  messo insieme un’insalata dell’ultimo minuto. Ormai sta diventando una regola  riuscire  fare un’insalata con quello che si trova nel frigorifero. E’ quasi lo spirito di Siticibo, utilizzare gli avanzi. Ce la farò per altri 345 giorni?
Stasera, quindi:

Insalata di valerianella, mela  e noci

Dose per due persone

valerianella 120 g
8 noci sgusciate
1/2 mela Granny Smith
olio extravergine di oliva
aceto
sale e pepe

Mondate l’insalata, lavatela e asciugatela. Sbucciate la mela e tagliatela a dadini o fettine sottili. Tritate grossolanamente  i gherigli di noce.  Mescolate tutti gli ingredienti, condite con l’olio, l’aceto (io ho usato dell’aceto allo sherry ), il sale e una bella macinata di pepe. Servite subito.

(Nota: la valerianella è chiamata anche con altri nomi, come mi ha fatto notare una persona che mi ha scritto dal Canton Ticino : si chiama anche soncino, songino, sarset  o formentino. Grazie a quella signora. Grazie soprattutto perchè ha voglia di leggere questo diario di una  persona normale).

Insalata di Valerianella e noci dell’ultimo momento (tanto per non smentirci…)

2 Commenti

  1. DUE petti di pollo in MEZZZO cespo di insalata: non è che qualcuno sta perdendo la strada maestra delle verdure? E’ come dire “mangio della frutta” prendendo il limone dalla bocca della porchetta croccante che stai sistemando nel panino

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