Di uffici pubblici, idraulici, muratori e di una quasi salade niçoise

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Che giornatina…Ho iniziato con  una gita alla ASL per chiedere che ci mettano a disposizione un letto d’ospedale e una carrozzina per la mamma (che non riesce più a camminare). E lì è  cominciata male: arrivata dove mi era stato indicato dovessi andare non riuscivo a trovare gli uffici ASL. Bella forza, bisogna entrare nei locali contrassegnati dall’insegna Poliambulatorio. Ovvio, no? Come mi è venuto in mente che potesse essere indicato ASL?  Entro e mi trovo in una bolgia degna di un girone dell’inferno dantesco. Vedo che bisogna munirsi di “numerino” e aspettare la chiamata. Prendo il numero, ho quasi cento persone prima di me. Meno male che ero attrezzata . Sto leggendo il nuovo libro di Timothée de Fombelle, Vango, che uscirà il 20 febbraio. L’ufficio stampa della San Paolo me lo ha mandato per una recensione. Sono a metà, ma posso già consigliarvelo. Anche questa volta l’autore di Tobia ha fatto centro , anzi, forse si è superato .

Arrivato il mio turno scopro di aver fatto la coda nel posto sbagliato. No sono una deficiente, ho fatto la coda dove tutti facevano la coda, non c’era alcuna indicazione di altri uffici o servizi.

– Deve andare in fondo al corridoio, ultima porta a destra.

Vado in fondo al corridoio, ultima porta a destra, paradiso delle comunicazioni scritte su fogli A4 attaccati alle pareti con nastro adesivo sporco. 20 persone nella stanza, altro numerino da prendere. Lo prendo e mi rendo conto che non c’è nessuna lavagna luminosa che segnali quando arriva il tuo turno.

– Come si deve fare? –chiedo.

– Bisogna domandare agli altri chi è l’ultima persona arrivata e poi aspettare quando tocca a te- è la risposta di  un anziano dall’aria competente.

Ma che ci stanno a fare i numerini, allora? Mistero.

Altri 20 minuti di attesa in compagnia di Vango e delle chiacchiere sugli scandali sessuali di Berlusconi.

La coperina di Vango

Vi risparmio i problemi che mi sono stati sollevati dall’addetta al servizio quando sono stata ammessa a conferire con lei. Detesto gli esercizi di potere dei piccoli burocrati maleducati…Sono uscita con la stessa sensazione che si ha quando, giocando  a Monopoli, si pesca la carta “vai in prigione”. Devo tornare lì entro 8 giorni con  una firma (inutile) mancante..

Tornata  a casa della mamma sono iniziati altri problemi: l’acqua calda va a singhiozzo, ho chiamato l’idraulico che è  arrivato  dopo un’ora e ha detto  che il problema è di competenza del tecnico della caldaia  . Chiamato, quest’ultimo, dice che richiamerà. Sto ancora aspettando. Poi c’è stato un problema di strani gorgoglii in un bagno. Ho chiamato il proprietario di un’impresa di costruzioni che conosce bene la casa. Gentilissimo, è arrivato quasi subito. Esame della situazione e verdetto: è un problema di fossa biologica…Ho salutato i responsabili di questo servizio quando era quasi ora di cena.

A completamento della giornata: un mezzo litigio con mio marito per un’incomprensione al telefono e almeno dieci telefonate di mia sorella da Roma che mi dava disposizioni su cosa fare con l’idraulico, il muratore, l’ingegnere edile, il cardiologo, la reumatologa, la ASL, l’infermiera del medico curante…

 

Volevo affrontare il mio appuntamento con l’insalata con una ricognizione in ambito storico su questo piatto, ma siamo già all’ora di cena. Dopo aver preparato per la mamma (canederli al formaggio con  burro e salvia, le sono piaciuti), mi dedico a una semplice  insalata di patate , fagiolini e alici.. Ho preso la ricetta da un altro vecchio  libro trovato in casa : La dieta mediterranea, di Roberta Salvatori-Laura Landra –Margherita Landra, pubblicato da Mondadori, che mi sembra un libro scritto da gente con i piedi per terra, anche se un po’ approssimativo  Eccola:

 

Insalata con l’acciuga

 

patate lessate 2

fagiolini verdi 200 g

pomodori 200 g

olive nere 100 g

aceto 2 cucchiai

olio extravergine di oliva 4 cucchiai

capperi 50 g

acciughe sott’olio 6 filetti

sale,pepe

 

Lasciate raffreddare le patate lesse, sbucciatele  e tagliatele a dadini.

Pulite, lavate e lessate i fagiolini in poca acqua bollente non salata. Scolateli e tagliateli a pezzetti. Lavate e asciugate i pomodori, poi tagliateli a spicchi.

Riunite in un’insalatiera le patate, i fagiolini, i pomodori e metà delle olive: condite con sale e pepe, aceto e oli evo..

Mescolate bene , e decorate con le olive rimaste, i capperi e i filetti di acciuga. Servite.

 

La mia insalata con l’acciuga

 

Secondo la nota a piè di pagina del libro “questa semplice insalata classica della cultura contadina è nata nella Provenza francese dove ha preso il nome di  niçoise”. Per quanto ne so io la salade niçoise è diversa , si prepara anche con cetrioli, uova, peperoni… Non importa, comunque (anche se per la fretta ho dovuto usare dei fagiolini in scatola, non esattamente  il massimo) era molto gradevole . La mamma ha voluto assaggiarne una forchettata: un successo visto la sua attuale avversione alle verdure. Il gusto e etichetta salade niçoise,poi,  le ha fatto venir voglia di parlare un po’ dei suoi ricordi gastronomici francesi. Altro piccolo successo , visto che di solito sta immersa in un mondo di silenzio.

Per la cronaca, Larysa ha definito “interessante” il piatto dopo averlo assaggiato. E mi ha indicato un’altra ricetta che potrei tentare nei prossimi giorni. Mi piace come anche lei si sta appassionando a questa avventura da blogger alle prime armi.

 

A domani.

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